In italiano gli accenti sono sostanzialmente di due tipi: acuto e grave (il circonflesso è in disuso). Nella lingua scritta, solo la "e" può avere accento grave o acuto. Le altre vocali hanno sempre accento acuto (per fortuna, sulla tastiera italiana trovate solo quelle!). Solo poche parole hanno l'accento grave sulla e; le più comuni sono: la è verbo e il suo composto cioè; le parole tè, caffè, piè, ahimè, lacchè; i nomi Giosuè e Mosè.
Negli altri casi, l'accento è sempre acuto (perché, poiché, finché, ventitré, ecc.)
Osservate la frase seguente: "c'è ancora cera
o non ce n'è più?".
Accenti e apostrofi sono al posto giusto? Siete sicuri? Bene: in effetti, la frase è scritta correttamente.
"E l'apostrofo dove lo metto?" ci si chiede spesso quando ci si trova di fronte a frasi con c'è e ce n'è.
Ecco un trucco per dissolvere ogni dubbio: al posto di "è"
provate a mettere "era": se la frase ha senso (non si
riferisce più al presente, ma al passato, ma ha senso compiuto) allora si tratta di è verbo ed è preceduta dall'apostrofo.
Ricordate, si scrivono senza apostrofo: qual è, nessun uomo (ma: nessun'altra).
Alcuni monosillabi possono avere l'apostrofo, da non confondersi con l'accento:
Ma ecco ancora un'eccezione: il troncamento di frate davanti a nomi propri (fra' Cristoforo) si può scrivere anche con l'accento (frà Cristoforo).
Ma sui monosillabi l'accento va o non va?
La risposta è: dipende.
La regola generale è che se la parola ha un solo significato (per esempio: qui, qua, va) l'accento non va mai. Se la parola
può avere due significati, l'accento serve a distinguerli.
E allora:
- Luisa dà (verbo) da (preposizione) mangiare ai gatti.
- Il dì (sostantivo) di (preposizione) festa.
- Abito lì/là (avverbio di luogo)
e la/li (pronome personale) vedo ogni mattina.
- Giornali? Non ne (pronome partitivo = 'di essi') compro più, né (congiunzione negativa) li leggo.
- A certe proposte si (pronome) dice sempre di sì (avverbio).
- Marco dice che (congiunzione) verrà a prendere i libri che (pronome relativo) ti ha prestato,
ché (congiunzione casuale, = perché) gli servono per l'esame. [La frase è solo un esempio.
Sconsiglio vivamente di usare tante volte il che, pur nei suoi molteplici significati, all'interno di una stessa frase.]
- Se (congiunzione ipotetica) lui fosse in sé (pronome personale).
Eccezione: in compagnia di 'stesso/a/e/i' o 'medesimo/a/e/i'
l'accento, generalmente, si omette. Quindi = Pensano solo a se stessi.
Perché menu si scrive senza accento? Poiché è parola francese, ormai entrata in uso comune; come
non si cambia l'ortografia delle parole inglesi entrate nell'uso comune (e
infatti scriviamo business anziché bisnis),
lo stesso vale per il francese, anche per gli accenti (come nella parole élite,
che si pronuncia elìt).
Ecco perché menu si scrive correttamente senza accento.
Non hanno mai l'accento: su, qui, qua, va, do, fa, sta, blu, pro.
Come potete vedere, do e fa, intesi sia come verbi, sia come note musicali, non hanno mai l'accento.
Riporto qui un utile messaggio apparso nel forum dell'Accademia della Crusca, firmato Marco1971:
Normalmente il prefisso
viene unito al nome cui si riferisce, senza trattino (ma non è
errato usarlo). Fa eccezione il prefisso ex che
resta parola a sé (e va scritto sempre senza trattino).
es.: vicepresidente, neoclassico, ipoglicemico, neo-liberismo;
ex moglie, ex deputato.
Non si tratta di due modi diversi di scrivere la stessa parola. L'Aldilà è il regno dei morti. Al di là è un avverbio: al di là delle polemiche, al di là dei monti...
Quindi, attenti a non confondervi!

14-12-2010

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