‘Tecnocreativi’, la tavola rotonda del 13 maggio, ha visto esperti di comunicazione, rappresentanti del mondo digitale, pubblicitari, artisti, docenti, accademici, registi e comici confrontarsi sull’unione tra cultura creativo-umanistica e tecnico-tecnologica. I vari punti di vista, anche in contrasto tra loro, hanno prodotto una condivisione fluida per una nuova vision nel campo della comunicazione.
La tavola rotonda ‘Tecnocreativi’ è stata l’occasione in cui personalità del mondo della comunicazione, della televisione, del digitale e dell’università si sono incontrate e confrontate sulla tecnocreatività, che unisce in uno stesso concetto la componente umanistica e quella tecnica. Giuseppe Mascitelli, in collaborazione con Diego Biasi e Fabrizio Bellavista, è stato il promotore dell’incontro che si è svolto venerdì 13 maggio 2011, a partire dalle ore 15, presso le sede di Business Press, l’agenzia milanese di PR Integrate e comunicazione ‘social media positive’ (Facebook è tra i suoi clienti). Hanno partecipato: Duccio Forzano, regista e autore; Domenico Fiormonte, autore de “L'umanista digitale”, ricercatore in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tre; Davide Agostoni, designer e creatore community Ciuccia Fuffa; Maria Grazia Mattei, esperta net-art e coordinatrice Meet The Media Guru; Gianni Fantoni, comico, autore, informatico; Giuseppe Mascitelli, ad Mediolanum Comunicazione, co-founder Mobango Ltd; Lorenzo Guerra, laurea in sociologia, ad Amigdalab; Massimo Giordani, presidente Digital Popai, Cda Torino Wireless, ad Time&Mind; Diego Biasi, founder BusinessPress, esperto di informatica, docente all’Università IULM; Saul Zanolari, cross artist; Carlo Meo, docente dei corsi Design Experience del Polidesign Politecnico di Milano; Michele Ficara Manganelli, supervisor TVNmediaGroup; Fabrizio Bellavista, new media consultant, partner Psycho Research e Aldo Cernuto, scrittore e co-founder & Chief Creative Officer Cernuto Pizzigoni &Partners.
Giuseppe Mascitelli ha coniato, per la prima volta nel 1996, questo termine, che ha spiegato in questo modo: “la metafora della tecnocreatività è il saper fare, avere una base teorica, possedere la capacità di soffrire per cercare nuove strade ma anche di essere dotati di competenze tecniche e tecnologiche per realizzarle. La tecnocreatività è il ‘lavoro del futuro’ in un mondo in cui non si può più essere specialisti; le due cose devono andare insieme”.
Non ci si è sempre trovati d’accordo sul termine tecnocreativo; se Carlo Meo ha dichiarato che “il termine tecnocreativo mi piace molto e condivido l’avversione per i tecnici puri; significa una nuova generazione di persone che gestiscono la tecnologia in modo creativo”, Massimo Giordani ha spiegato che, secondo lui, “la tecnocreatività, attraverso una visione diversa rispetto a ciò che è stato fino a ieri, è qualcosa che deve essere ancora assimilato a livello sociale” e Gianni Fantoni ha descritto questa figura ambivalente: “il tecnocreativo usa quello che c’è nella maniera migliore, senza inventarsi un modo diverso”.
Davide Agostoni ha invece sostenuto che “vale più la pratica della grammatica e il mio approccio è: giochiamo il più possibile”. Per dire questo si è servito di un iPhone che rimandava una voce proveniente dal pubblico, realizzando in modo preciso la metafora dell’utente proattivo.
Alcuni intervenuti hanno invece sottolineato che la creatività è la parte più importante del tecnocreativo, come Duccio Forzano che ha evidenziato che “le due componenti – umanistico-creativa e tecnologica – non possono avere uguale valore; la creatività deve essere maggiore rispetto all’utilizzo dei mezzi tecnologici” e Aldo Cernuto: “la creatività, in un tecnocreativo, non può che essere un prerequisito mentre saper usare le tecnologie è una condizione ineluttabile. Il creativo vuole fare cose che nessuno ha fatto prima e, in questo senso, la tecnologia può dare un grosso aiuto a non ripetere ciò che è stato già fatto”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Michele Ficara Manganelli, che ha sottolineato come “la parola tecnocreatività oggi non ha più senso mentre ce l’aveva 5 anni fa. Il concetto di tecno è ormai assimilato alla parola creativo, non si può più essere creativi se si è incapaci di dominare la tecnologia”.

14-12-2010