Grafica e pubblicità

Una Grafica fai da te? Per favore, siamo seri

Pubblicità, grafica, design: professione o passione?

di Geppi De Liso

Bastano la fantasia e la capacità di smanettare sul computer per fare una buona grafica o una buona pubblicità?

Ci siamo stancati di ripetere: la grafica e la pubblicità sono materia per professionisti, non un compitino per giovani «creativi». Eppure quasi ogni giorno si leggono su giornali e Internet avvisi di gare emessi da Enti e Istituzioni per manifesti e marchi (anzi "logo" perché il termine è di moda, anche se non se ne conosce il significato, né tantomeno l'etimologia), rivolti alla «creatività giovanile di studenti di istituti d'arte». Le stesse istituzioni si rivolgerebbero a studenti di legge per essere difese in un processo, o a studenti di Architettura o Istituti per geometri per un progetto edilizio?

Eppure varie associazioni nazionali ed internazionali di professionisti della pubblicità, della Grafica e del Design (AIAP, Assocomunicazione, TP, Icograda, Assorel, ecc.) da anni emanano "consigli" più che norme su come impostare gare pubbliche. Che puntualmente restano inascoltati. Il problema è che ancora oggi si crede, per pura ignoranza, che per "queste cose" basti la fantasia e un pizzico d'arte (e mestiere). Neanche ai tempi della Réclame si era a questo punto, perché ci si rivolgeva a maestri e non ad allievi.

Oggi si pensa che esser capaci di «smanettare» su un computer renda un ragazzo (sì, dev'essere giovane, anzi più è giovane meglio è) grafico e/o pubblicitario: sarebbe come dire che saper battere a macchina renda tutti scrittori, saper usare una macchina fotografica, fotografi (e oggi con le macchinette digitali è un "gioco da ragazzi": ma qui il senso è negativo).

Le scuole pubbliche e i corsi di laurea per la comunicazione d'impresa istituiti dallo Stato sono - per quei soggetti emanatori di quel tipo di gare - degli inutili passatempo, ammesso che ne abbiano sentito parlare. Addirittura le lauree in Marketing e Comunicazione d'impresa, in Scienze della Comunicazione, o in Disegno Industriale ancora oggi non sono elencate fra i titoli necessari per insegnare Pubblicità o Grafica nelle scuole medie con indirizzo in pubblicità e grafica. Sono richieste invece le lauree in Architettura o di Accademia di BBAA o i diplomi di Istituti e Licei d'Arte: lo Stato non riconosce i corsi di laurea che egli stesso ha istituito ad hoc.

Infine, è vero che vi sono professionisti seri e preparati e cattivi professionisti, come in qualsiasi campo: cattivi medici, avvocati, o ingegneri, ma nessuno pensa che Medicina o Giurisprudenza o Ingegneria siano cattive discipline. Vi sono delle norme da seguire, un'etica professionale, delle tecniche da conoscere, un'esperienza da accumulare in vari campi, insomma la Grafica e la Pubblicità sono materie serie. Purtroppo "fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce" e così si parla degli scandali, delle volgarità, delle cadute di stile, piuttosto che della assoluta necesità di comunicare che hanno le buone imprese per crescere.

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14-12-2010

Note sull'autore

Geppi De Liso dirige dal 1968, con Lilli Chimienti, lo Studio De Liso, Pubblicità e Comunicazione Visiva, nel quale si sono formati molti bravissimi giovani creativi. Ha insegnato Tecniche creative presso la Scuola di Comunicazione d'Impresa; Programmazione e controllo della comunicazione d'impresa; Economia e tecnica della comunicazione aziendale; Tecniche della comunicazione pubblicitaria (Metodologie creative) nel Diploma Universitario di Marketing e Comunicazione d'azienda della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Bari; Comunicazione d'azienda e Linguaggio della pubblicità in corsi e master organizzati da vari Enti, fra i quali Domus Academy di Milano, Università del Progetto di Reggio Emilia, Università degli Studi di Bari, di Lecce e di Foggia, Tecnopolis Novus Ortus di Valenzano-Bari, Aforisma di Lecce, Spegea, MCM Eventi e Impreform di Bari.

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