In qualsiasi forma di comunicazione, le parole sono importanti. Eppure, su Internet, la stesura dei testi è spesso trascurata, e a torto: perché proprio le parole sono la grande ricchezza della Rete.
Decidete che tipo di rapporto volete instaurare col vostro navigatore/lettore: gli date del tu, del voi, del lei? Usate una forma impersonale? Bene, qualunque sia la vostra scelta, siatene consapevoli (il lei è di cortesia ma allontana, il tu è diretto ma è più adatto a un pubblico giovane) e siate coerenti, non saltellate dal lei al voi, dal tu alla forma impersonale!
Ma fate attenzione anche alla forma linguistica: limpida, pulita, non involuta, grammaticalmente e ortograficamente corretta (in caso di dubbio, potete consultare la guida Scrivere bene). Lo stile non deve essere piatto e banale, ma neanche troppo ricercato.
Secondo un'indagine realizzata da Stanford Persuasive Technology Lab e Makovsky & Company fra i motivi che rendono credibile un sito web c'è l'assenza di errori (esattezza dei link, mancanza di refusi, correttezza linguistica).Ortografia
Se al posto di <leone> scrivete <leonne> succede qualcosa
di interessante. Se la parola che avete scritto viaggia insieme
ad altre che orientano chi legge nel comprenderne il significato,
questo non cambia. Però la quantità d'informazione
contenuta nella parola cresce. Chi legge riceve due tipi di messaggi:
"leone" + "errore di ortografia" e ha tutto
il diritto di capire sì quello che volete dire, ma di capire
anche che voi non sapete scrivere, oppure che non sapete rileggere.
Qualsiasi comportamento comunica
Se da un punto di vista strettamente funzionale scrivere una cosa
che può essere letta, ma che non può essere capita,
equivale a non scriverla, da un punto di vista relazionale il risultato
di una comunicazione che non si lascia capire è tragico.
Usare un codice non condiviso è comunque una scelta di comportamento
che implicitamente, ma inequivocabilmente, comunica qualcosa. E
si tratta di qualcosa come "io non voglio farmi capire/tu non
puoi capirmi".
(Libera riduzione da A. Testa, Farsi capire, Rizzoli 2000, pp. 189-90; 201; 211)
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