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di D.DellAquila

In qualsiasi forma di comunicazione, le parole sono importanti. Eppure, su Internet, la stesura dei testi è spesso trascurata, e a torto: perché proprio le parole sono la grande ricchezza della Rete.

pallino1. Scrivere, che fatica!

Scrivere è un compito che richiede fatica ed esercizio, in qualunque caso (a meno che non si tratti della lista della spesa!).
Bisogna conoscere le regole (ortografiche, grammaticali, sintattiche) della lingua in cui ci si esprime; affinare lo stile, usare correttamente la punteggiatura, non essere ripetitivi o banali nella scelta lessicale, e, infine, mettersi dalla parte del lettore, perché si scrive per essere letti da qualcuno.

pallino2. Scrivere pensando al lettore

È importante avere la consapevolezza di cosa si sta scrivendo: una poesia o un verbale di assemblea (per fare due esempi estremi) non usano lo stesso linguaggio, non soggiacciono alle stesse regole, non hanno la stessa finalità.
Ma non c'è bisogno di ricorrere a esempi così estremi. Pensiamo a un libro, addirittura allo stesso libro. Alcuni testi lo accompagnano: una premessa o una prefazione, la quarta di copertina, la scheda di presentazione per i librai. Ognuno di questi testi ha finalità diverse, e stili diversi.
Inoltre, pur avendo la stessa finalità (vendere il libro), la quarta di copertina e la scheda per i librai hanno stili diversi perché si rivolgono a interlocutori diversi. Il testo di presentazione della scheda per i librai avrà uno stile semplice e diretto, deve invogliare il libraio a prenotare il libro, deve dire fra le righe "ecco un libro che si venderà molto", deve suggerirgli: "prendimi, piacerò ai tuoi clienti".
Il testo della quarta di copertina, dello stesso libro, deve avere un taglio sì, pubblicitario, ma meno diretto, meno "commerciale": deve invogliare il lettore di passaggio ad approfondire l'argomento, fra le righe deve dire: "leggimi", suggerirgli: "prendimi, ti piacerò".
Il testo della prefazione, poi, sarà ancora diverso, poiché non ha finalità di marketing.
Quando scriviamo, dobbiamo sempre tener presente il nostro lettore ipotetico, e la situazione in cui leggerà le nostre parole. Una quarta di copertina si legge velocemente in libreria, una prefazione si legge nella tranquillità del proprio studio. Cambiando le situazioni deve cambiare anche lo stile.

pallino3. Scrivere per Internet

Così, quando scriviamo testi destinati a Internet dobbiamo chiederci chi sarà il nostro lettore tipo e in quali condizioni leggerà.
Innanzi tutto, bisogna tener presente che leggere a video è faticoso. Quindi cerchiamo di usare caratteri non troppo piccoli, ben contrastanti con lo sfondo (chiaro su sfondo molto scuro e viceversa); quindi evitare colori accesi per testi che non siano brevi titoli, sfondi colorati e disegnati e preferire sfondi uniformi. Leggere del testo su uno sfondo non uniforme può essere difficoltoso anche per chi ha un'ottima vista.
Inoltre, il navigatore di Internet, al di là delle differenze peculiari di ogni singolo essere umano, è un lettore distratto: nella pagina ci sono immagini, banner, altre informazioni; forse ha altre pagine aperte, forse sta chattando e/o scaricando la posta.
In questa overdose di informazioni bisogna riuscire a catturare la sua attenzione, avvolgerlo e conquistarlo. Come fare?

pallino4. Attenzione alla forma

Usate incipit vivaci, frasi dirette, scegliete accuratamente il lessico. Il messaggio deve colpire, arrivare dritto al segno (questo è importante soprattutto per un testo di presentazione in home page). Chi arriva sul vostro sito lo fa perché sta cercando qualcosa: premiate la sua ricerca e la sua pazienza, ricompensatelo del suo tempo; ditegli subito dove è arrivato e cosa può trovare di interessante sul vostro sito.

Decidete che tipo di rapporto volete instaurare col vostro navigatore/lettore: gli date del tu, del voi, del lei? Usate una forma impersonale? Bene, qualunque sia la vostra scelta, siatene consapevoli (il lei è di cortesia ma allontana, il tu è diretto ma è più adatto a un pubblico giovane) e siate coerenti, non saltellate dal lei al voi, dal tu alla forma impersonale!

Ma fate attenzione anche alla forma linguistica: limpida, pulita, non involuta, grammaticalmente e ortograficamente corretta (in caso di dubbio, potete consultare la guida Scrivere bene). Lo stile non deve essere piatto e banale, ma neanche troppo ricercato.

Secondo un'indagine realizzata da Stanford Persuasive Technology Lab e Makovsky & Company fra i motivi che rendono credibile un sito web c'è l'assenza di errori (esattezza dei link, mancanza di refusi, correttezza linguistica).


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letture

Farsi capire
C'è una tendenza diffusa a considerare il fatto che un testo sia capito come mero atto dovuto. È come se ciascuno, nel momento in cui scrive o parla, tendesse a considerare se stesso come misura unica e indiscutibile della effettiva comprensibilità di quanto dice o scrive. Come se ciascuno proiettasse le proprie competenze sul destinatario.
Un buon modo per risultare più comprensibili è essere più semplici. Nel dubbio, scegliete la frase più breve, le parole d'uso più comuni e togliete tutto quanto non è indispensabile.

Ortografia
Se al posto di <leone> scrivete <leonne> succede qualcosa di interessante. Se la parola che avete scritto viaggia insieme ad altre che orientano chi legge nel comprenderne il significato, questo non cambia. Però la quantità d'informazione contenuta nella parola cresce. Chi legge riceve due tipi di messaggi: "leone" + "errore di ortografia" e ha tutto il diritto di capire sì quello che volete dire, ma di capire anche che voi non sapete scrivere, oppure che non sapete rileggere.

Qualsiasi comportamento comunica
Se da un punto di vista strettamente funzionale scrivere una cosa che può essere letta, ma che non può essere capita, equivale a non scriverla, da un punto di vista relazionale il risultato di una comunicazione che non si lascia capire è tragico. Usare un codice non condiviso è comunque una scelta di comportamento che implicitamente, ma inequivocabilmente, comunica qualcosa. E si tratta di qualcosa come "io non voglio farmi capire/tu non puoi capirmi".

(Libera riduzione da A. Testa, Farsi capire, Rizzoli 2000, pp. 189-90; 201; 211)

Risorse correlate:
Scrivere bene (guide)

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