Oggetto, parola e immagine: tre concetti chiave dell'arte contemporanea, da Duchamp e Magritte sino al neodadaismo.
Magritte prosegue nella sua opera di spiazzamento della denotazione in La clef des songes, del 1930, che si presenta nella classica ripartizione, ancora una volta, del sillabario: divisa in riquadri, uno per ogni oggetto (per essere precisi, una per ogni immagine di un oggetto) che però è accompagnato da un titolo che non è in alcuina relazione - almeno apparente - con l'oggetto raffigurato. L'immagine di una scarpa, per esempio, è accompagnata dalla didascalia "la luna" (sempre nella disarmante ingenutià della calligrafia da sillabario).
C'est avec des mots familiers que des titres son donnés
aux images, mais les mots cessent de demeurer familiers en essayant de
nommer les images de la ressemblance
ci avverte Magritte. Non dobbiamo dimenticare che il titolo del quadro è La chiave dei sogni: questi oggetti appartengono alla dimensione onirica, e nel sogno io posso vedere Luigi sapendo che si tratta di Pietro, l'immagine può non corrispondere all'oggetto reale. Non sono da cercarsi, a parer mio, nessi logico-consequenziali. Ecco cosa afferma ancora l'artista belga:
L'art de peindre mérite vraiment de s'appeler l'art de la ressemblance
lorsq'il consiste à peindre l'image d'une pensée qui ressemble
au monde: ressembler étant
un acte spontané de la pensée et non un rapport de similitude raisonnable
ou délirant.
La relazione fra i due diversi interpretanti (verbo e icona) cessa di essere metonimica, come nel sillabario, per diventare metaforica, poetica. Afferma Rubin (1972):
I processi delle immagini magrittiane sono analoghi alla poesia, ma le immagini non sono traduzioni di configurazioni verbali.
Cattina Lenza (1982) ci avverte che
Il testo grafico rivela una natura verbo-iconica, manifestata dalla compresenza di un'immagine e di scrittura che, sotto forma di testo, didascalia, titolo, ecc. vi si trova variamente combinata. Anzi è proprio l'insieme dei rapporti che si stabiliscono tra tali due componenti ad arricchire le possibilità semantiche del testo grafico. [...] L'atto dello scrivere equivale a "iconizzare" il linguaggio, a "mettere in immagine" il messaggio verbale.
Siamo quindi di fronte a un "iconismo minimale" da non trascurare nell'analisi di queste tre opere: le didascalie di La trahison des images e di La clef des songes sono scritte, come ho già detto, con la classica calligrafia da scuola elementare di una volta, con la esplicita funzione di veicolare il messaggio con chiarezza e semplicità "elementari"; mentre in Les mots et les images abbiamo la compresenza di caratteri da stampa e scrittura manuale, secondo un rapporto di metalinguaggio e linguaggio-oggetto.
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