Se la Rete è una ragnatela, io sono il ragno o la mosca?
Questo scritto è stato pubblicato sul web per la prima volta nel 1997
(e incredibilmente, è stato segnalato in alcuni siti di filosofia).
Un modem collegato a un computer, una linea telefonica ed ecco che possiamo entrare in contatto col mondo intero, ma in maniera diversa, nuova, secondo codici comunicativi e galatei ancora invia di sperimentazione. Gli stessi emoticon (o smileys, o faccine), surrogato insufficiente del tono di voce, dell'espressione, dello sguardo, del gesto, possono assumere valenze diverse, non solo in dipendenza del contesto, ma anche di chi li usa, e trovano interpretazioni abbastanza variegate nei "dizionari" che si possono trovare in rete o a stampa.
Ci sono mille motivi per navigare in Rete (serve ripetere che non ci sono solo siti pornografici e per pedofili?), il più comune è sicuramente la ricerca di informazioni, immagini, programmi, ma un motivo non meno comune è la voglia di comunicare (che senso avrebbero, altrimenti, le migliaia di homepage personali, con foto, descizione di hobby e preferenze, e indirizzo di posta elettronica?), ed è proprio di questo che sto scrivendo: della comunicazione in Rete e dei rapporti umani filtrati attraverso un computer.
La pratica dei rapporti telematici, in Italia, risale alle messaggerie di Videotel della fine degli anni Ottanta. Ma questa è preistoria. Attualmente, ci sono tanti altri modi di sfruttare un modem per comunicare, dal mare magnum di Internet, coi gruppi di discussione, le mailing list, le web chat che si trovano un po' dappertutto (nei siti più trafficati, per lo meno), allo spazio aperto di IRC (Internet Relay Chat), in cui si può chiacchierare e scambiarsi file di ogni tipo, al mondo piccolo e familiare dei BBS (Bullettin Board System, cioè sistema di bachehe elettroniche).
Ci sono fondamentalemente due modalità di comunicazione: in diretta (IRC, Web chat, ecc.) e in differita (mailing list, newsgroup, gruppi di discussione, conferenze, ecc.), che influiscono, in qualche modo, anche sulla "qualità" dello scambio. Infatti, se nello scambio in tempo reale c'è poco spazio per la riflessione, l'analisi, la scelta delle parole giuste (la comunicazione ha ritmi abbastanza frenetici, si è on line!), almeno è più facile evitare fraintendimenti, come avviene nella comunicazione orale. Nella comunicazione in differita, invece, lo scrivente, in genere, si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per esprimere le proprie opinioni, sensazioni, emozioni, senza assillo di scatti, senza frenesia di dare un segno della propria presenza riempiendo lo spazio bianco del monitor, e con tutto l'agio, se crede, di prender fischi per fiaschi, partire per la tangente, stravolgere fatti e/o parole altrui al fine di dimostrare la propria tesi. Paradossalmente risulta assai facile la non-comunicazione telematica. A volte anche i vocaboli sono, incredibilmente, recepiti in modo molto personale. Se fra i vantaggi della comunicazione telematica in differita c'è la possibilità di parlare (cioè scrivere) senza essere interrotti, quante polemiche in meno se ci fosse la possibilità di una correzione di tiro in tempo reale!
Scriveva Vittorio Zambardino ("il Venerdì di Repubblica", 13 dicembre 1996, p. 134): "gli utenti di Internet - tutti - leggono ogni discorso sulla rete in modo ferocemente autoreferenziale, il mondo lo si giudica attraverso il proprio monitor". Ecco, guardare il mondo attraverso il proprio monitor significa non riuscire a mettersi nei panni dell'altro, di colui che scrive, ovvero non saper ascoltare. Io credo che la telematica amplifichi questo limite, perché la comunicazione avviene solo in forma scritta e con tempi dilatati. Non a caso il livello di litigiosità è particolarmente elevato: insulti, minacce di vario tipo, e infine querele (spesso solo paventate, ma a volte reali) percorrono la rete in lungo e in largo, in ogni "comunità virtuale" (newsgroup, conferenze telematiche, ecc.) ristretta in cui ogni forma di comunicazione, essendo in differita, lascia una traccia, seppur in forma elettronica.
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