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Curricula e referenda

Autore: Andrea Di Gregorio data pubblicazione: 22 Marzo 2008

"Due anni fa, per andare a votare ai referenda, mi sono dovuto preparare sette memoranda diversi. Cose da pazzi. Per fortuna, un numero così elevato di referenda è un unicum. Certo, di unica di questo genere, se ne farebbe volentieri a meno. Ma vedrete che, per le pares condiciones che tutti continuano a reclamare, troveremo numerosissime voces clamantium in deserto che, di referenda, ne proporranno ben di più."

Be', spero che non ci sia nessuno che parla in questo modo. E sono convinto che anche voi, di fronte a un'eloquenza del genere, storcereste il naso, infastiditi.

Bene, e allora perché dite i curricula e non i curriculum?

Non cerchiamo di farci belli con le piume del pavone, che non ci appartengono, e non facciamo finta di sapere il latino, dato che non lo sappiamo. Come diceva Tristano Bolelli, grande linguista che fu anche presidente dell'Accademia della Crusca:

Quanto al latino, si sa che l'uso di citazioni è fatto, salvo eccezioni, da uomini che il latino lo sanno poco o non lo sanno affatto. È difficile trovare un latinista vero che ostenti citazioni nella lingua di Roma se non forse per scherzare, come fece una volta un mio caro collega, cattedratico, appunto, di Lingua e letteratura latina, che disse: Intelligenti pauca […] e facetamente tradusse "A chi capisce poco".

E poi, come la mettiamo: diciamo curricula, e va bene. Ma poi diciamo anche, chessò, sponsores? Ci pensate?

"Tra gli sponsores della squadra juniorum Juventutis c'è il sito Immaginaria."

E già, perché se decidiamo di flettere le parole latine secondo le regole della grammatica latina, dovremmo probabilmente anche concordarle con i casi. Quindi vai col genitivo ("La pletora curriculorum che ricevo ultimamente mi opprime…") e con il dativo e l'ablativo ("Non pensavo che mi sarei abituato così facilmente mediis quali la televisione satellitare").

No, no, no, non ve lo consiglio. Il latino è una lingua straniera che, certamente, ha con l'italiano un rapporto molto stretto, ma non è l'italiano. E quindi, va trattata come le altre lingue straniere, dalle quali prendiamo in prestito parole che trattiamo come invariabili, indeclinabili, immodificabili (a meno che voi facciate ogni sera il giro dei bars, per parlare dei vostri sports preferiti).

I grammatici, in effetti, tagliano netto: le parole straniere si mantengono invariabili, in particolare poi quando sono entrate nell'uso comune: bar, sport, computer, film... Ecco cosa dice la Grammatica Italianadi Maurizio Dardano e Pietro Trifone (Zanichelli, 1995, p. 194):

Le grammatiche e i dizionari sono abbastanza compatti nel consigliare il mantenimento della forma del singolare anche al plurale.

E il Serianni (Italiano , Garzanti, 1997, p. 106): "In che modo formano il plurale i nomi stranieri terminanti in consonante? In generale, il nome resta invariato".

In controtendenza, invece, sembra una risposta che trovo nel sito dell'Accademia della Crusca, ma con qualche ambiguità. Il redattore esordisce infatti:

La parola latina curriculum entra in italiano attraverso la locuzione invariabile curriculum vitae 'corso della vita in breve' (prima documentazione in italiano 1892) e solo successivamente si trova la forma singola curriculum (documentato in italiano dal 1941). Anche la parola singola si afferma nell'uso nella forma invariabile, e nei vocabolari italiani è appunto annotata come sost. masc. inv.

Appunto, sost. masch. inv. (invariabile). Poi, però, continua:

Sappiamo però che questo sostantivo in latino apparteneva al genere neutro per cui entrando nell'italiano ha subìto un passaggio di genere, venendo assimilato ai nomi maschili. Proprio questo passaggio di genere produce problemi e incertezze nel momento che si consideri la forma plurale; infatti, anche se esiste la forma adattata in italiano curricolo con il suo plurale regolare curricoli , il termine originario latino continua ad essere quello preferito e più utilizzato. Il plurale di curriculum è senza dubbio curricula , ma questa forma viene usata con qualche resistenza perché, se la forma singolare è talmente diffusa che si suppone sia conosciuta da tutti, il plurale del neutro latino con la tipica terminazione in - a è più lontano dal sistema morfologico dell'italiano e presuppone la conoscenza almeno delle nozioni elementari del latino. Si può quindi scegliere tra la parola italianizzata curricolo con plurale curricoli o la forma originaria latina curriculum con il suo plurale curricula.

Ma questa mi pare un'argomentazione che ha al suo interno la ragione stessa per cui potrebbe essere rigettata: se curriculum, in latino, è neutro, è indubbio che in italiano diventa maschile. Ma, allora, come giustificare un plurale neutro (curricula) per un nome maschile? Non è meglio, a questo punto, mantenerlo invariabile? Oppure optare per l'elegante soluzione della forma italianizzata ("curricolo / curricoli")?

Mentre non mi convince l'argomentazione del cruscante, trovo più interessante quella di Birattari (Italiano, Corso di sopravvivenza , Ponte alle Grazie, 2000, p. 250):

Vale per le parole latine quel che si è detto per le parole straniere in generale: in italiano sono invariabili. Quindi il plurale di curriculum è i curriculum . Può capitare benissimo, però, che se scrivete in una richiesta di lavoro di aver "inviato altri curriculum alla vostra attenzione", la vostra lettera capiti in mano a un selezionatore del personale che tutte le sere prima di addormentarsi si ripeta le tabelle delle declinazione e dei paradigmi latini e leggendo curriculum al posto di curricula cestini sdegnato la vostra lettera.

Ma capite che, in questo oscuro selezionatore, non è difficile scorgere i tratti di un individuo con qualche problema caratteriale accanto al quale potrebbe rivelarsi molto difficile lavorare. Quindi, decidere di mantenere curriculum invariato al plurale potrebbe anche essere un modo intelligente per fare a vostra volta una prima scrematura delle proposte di lavoro.