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Una Grafica fai da te? Per favore, siamo seri

Pubblicità, grafica, design: professione o passione?

Autore: Geppi De Liso data pubblicazione: 20 Marzo 2008

Bastano la fantasia e la capacità di smanettare sul computer per fare una buona grafica o una buona pubblicità?

Ci siamo stancati di ripetere: la grafica e la pubblicità sono materia per professionisti, non un compitino per giovani «creativi». Eppure quasi ogni giorno si leggono su giornali e Internet avvisi di gare emessi da Enti e Istituzioni per manifesti e marchi (anzi "logo" perché il termine è di moda, anche se non se ne conosce il significato, né tantomeno l'etimologia), rivolti alla «creatività giovanile di studenti di istituti d'arte». Le stesse istituzioni si rivolgerebbero a studenti di legge per essere difese in un processo, o a studenti di Architettura o Istituti per geometri per un progetto edilizio?

Eppure varie associazioni nazionali ed internazionali di professionisti della pubblicità, della Grafica e del Design (AIAP, Assocomunicazione, TP, Icograda, Assorel, ecc.) da anni emanano "consigli" più che norme su come impostare gare pubbliche. Che puntualmente restano inascoltati. Il problema è che ancora oggi si crede, per pura ignoranza, che per "queste cose" basti la fantasia e un pizzico d'arte (e mestiere). Neanche ai tempi della Réclame si era a questo punto, perché ci si rivolgeva a maestri e non ad allievi.

Oggi si pensa che esser capaci di «smanettare» su un computer renda un ragazzo (sì, dev'essere giovane, anzi più è giovane meglio è) grafico e/o pubblicitario: sarebbe come dire che saper battere a macchina renda tutti scrittori, saper usare una macchina fotografica, fotografi (e oggi con le macchinette digitali è un "gioco da ragazzi": ma qui il senso è negativo).

Le scuole pubbliche e i corsi di laurea per la comunicazione d'impresa istituiti dallo Stato sono - per quei soggetti emanatori di quel tipo di gare - degli inutili passatempo, ammesso che ne abbiano sentito parlare. Addirittura le lauree in Marketing e Comunicazione d'impresa, in Scienze della Comunicazione, o in Disegno Industriale ancora oggi non sono elencate fra i titoli necessari per insegnare Pubblicità o Grafica nelle scuole medie con indirizzo in pubblicità e grafica. Sono richieste invece le lauree in Architettura o di Accademia di BBAA o i diplomi di Istituti e Licei d'Arte: lo Stato non riconosce i corsi di laurea che egli stesso ha istituito ad hoc.

Infine, è vero che vi sono professionisti seri e preparati e cattivi professionisti, come in qualsiasi campo: cattivi medici, avvocati, o ingegneri, ma nessuno pensa che Medicina o Giurisprudenza o Ingegneria siano cattive discipline. Vi sono delle norme da seguire, un'etica professionale, delle tecniche da conoscere, un'esperienza da accumulare in vari campi, insomma la Grafica e la Pubblicità sono materie serie. Purtroppo "fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce" e così si parla degli scandali, delle volgarità, delle cadute di stile, piuttosto che della assoluta necesità di comunicare che hanno le buone imprese per crescere.

Geppi De Liso dirige dal 1968, con Lilli Chimienti, lo Studio De Liso, Pubblicità e Comunicazione Visiva, nel quale si sono formati molti bravissimi giovani creativi. Ha insegnato Tecniche creative presso la Scuola di Comunicazione d'Impresa; Programmazione e controllo della comunicazione d'impresa; Economia e tecnica della comunicazione aziendale; Tecniche della comunicazione pubblicitaria (Metodologie creative) nel Diploma Universitario di Marketing e Comunicazione d'azienda della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Bari; Comunicazione d'azienda e Linguaggio della pubblicità in corsi e master organizzati da vari Enti, fra i quali Domus Academy di Milano, Università del Progetto di Reggio Emilia, Università degli Studi di Bari, di Lecce e di Foggia, Tecnopolis Novus Ortus di Valenzano-Bari, Aforisma di Lecce, Spegea, MCM Eventi e Impreform di Bari.